MONTEGRIDOLFO
La Chiesa di San Rocco
Ai piedi delle mura castellane sorge la Chiesa di San Rocco, eretta nel 1427 e dotata di un bel portale a ogiva di ispirazione gotica. Custodisce una splendida tela di Guido Cagnacci, maestro romagnolo della seduzione e uno dei protagonisti del Seicento. L’opera, eseguita nel periodo giovanile (intorno al 1620) raffigura la Madonna col Bambino adorata dai Santi Sebastiano, Rocco e Giacinto, dove un San Sebastiano, femmineo per le fattezze, la posa e lo splendore della carne, contraddice in modo eclatante lo stereotipo dell’iconografia mistica. Interessanti sono anche gli affreschi, uno di anonimo marchigiano del XV sec., Madonna in trono col Bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano, e l’altro, con lo stesso soggetto, attribuito a Girolamo Marchesi da Cotignola (1520-25). All’interno della Chiesa di San Rocco è custodita anche l’originale della Madonna nera, recentemente restaurata.
Museo della linea Gotica
Il museo, il cui nucleo originario è ospitato in un bunker ricostruito secondo il modello di quelli edificati nella Seconda Guerra Mondiale, documenta con testimonianze e reperti il passaggio del fronte. Il nome del museo, infatti, riprende quello dato da Hitler alla linea di difesa tedesca costruita lungo gli Appennini nel 1943-44: Goten Linie, ossia la Linea dei Goti, detta in seguito la Linea Gotica. Gli oggetti esposti, donati o concessi dagli abitanti del luogo, sono costituiti da materiale di propaganda politica come giornali, manifesti, cartoline, foto e vignette, che risalgono agli anni 1943 - '44 e da materiale bellico come armi, bossoli, bombe a mano e maschere antigas; a questi si aggiungono gli accessori personali del soldato. E' possibile consultare riviste e visionare filmati dell'epoca. E' possibile, inoltre, visitare alcuni degli undici rifugi che i civili scavarono nel 1944 per ripararsi durante la battaglia. Un complesso progetto di ristrutturazione e ampliamento, tuttora in corso, donerà nuovo volto e ulteriori spazi alla struttura museale.
La piccola cappella Viviani
La cappellina dedicata a sant'Antonio da Padova venne fatta edificare nel 1906 sul fianco sinistro della chiesa comunale di sant'Agostino dal conte e ingegnere Filippo Viviani, del nobile casato villeggiante a Montegridolfo dal 1801 nel palazzo di famiglia. Già dal 14 ottobre del 1897, con l'istituzione della Pia Opera del Pane di Sant'Antonio attiva presso le chiese di Sant'Agostino e San Pietro, il conte aveva espresso la propria devozione al santo francescano, cui si riferisce l'iscrizione realizzata a lettere capitali sul fregio continuo e sulla lunetta della cappella (“Filippo e Adele Viviani al Santo di Pad(o)va dedicarono MCMIV”). La decorazione, organizzata secondo il modello neoquattrocentesco di un ambiente raccolto, coperto da una volta stellata e racchiuso da pareti dipinte in modo da simulare un rivestimento damascato suddiviso a scomparti, venne affidata al professor Donzelli di Fossombrone. Nel novembre del 1907, in occasione di una festa dedicata al Santo, la cappella fu benedetta dal vescovo Vincenzo Scozzoli. Nel 1944, durante il dal passaggio del fronte nel secondo conflitto mondiale, a differenza della contigua chiesa di Sant'Agostino, danneggiata in modo irreparabile, la cappellina Viviani fu preservata, ad eccezione dei vetri dei due finestrini laterali, che andarono in frantumi.Le decorazioni murali della Cappellina sono state oggetto di intervento conservativo da parte dell'Istituto per i Beni Culturali secondo quanto stabilito dalla L.R. n. 18/2000.
Crocifissione
Madonna con Bambino adorata dai Santi Sebastiano, Rocco e Giacinto
L’opera, eseguita probabilmente nel periodo giovanile, raffigura la Madonna col Bambino adorata dai Santi Sebastiano, Rocco e Giacinto, dove un San Sebastiano, femmineo per le fattezze, la posa e lo splendore della carne, contraddice in modo eclatante lo stereotipo dell’iconografia mistica. "il danzante Sebastiano che si agita incatenato a un colonnone, sembra una copia della posa, non dell'espressione, di un Sebastiano di Carracci. Rocco, dal volto e capigliatura "alla nazarena" da giovane Guercino, è in compagnia di un cane dal pelo curatissimo che fa pensare all'abilità di Guido autore di "Nature morte". Solo Giacinto è in colloquio con la Madonna che domina col Bambino da una nuvoletta e un lembo della tunica è fissato in una straordinaria forza materica e tridimensionale" (cat. mostra "Guido Cagnacci. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni", Forlì 2010).La Chiesa di San Rocco di proprietà comunale è un oratorio ospedaliero del XV secolo, sorto all'esterno del Castello. Custodisce al suo interno una serie di opere di carattere devozionale che si sono adagiate le une sulle altre, andando a costituire un ricco palinsesto artistico. Di particolare interesse gli affreschi del XV e del XVI secolo raffiguranti la Madonna con Gesù Bambino e i santi Rocco e Sebastiano; la pala d'altare di Guido Cagnacci, sempre con la Madonna e Gesù Bambino (registro superiore) e i santi Sebastiano, Rocco e Giacinto del 1620 circa; La Virgo Lauretana (Madonna di Loreto) del Settecento e sempre del XVIII il paliotto i scagliola con l'immagine di San Rocco. La successione temporale e stilistica di questi dipinti, offre un interessante spunto di riflessione sul sottile variare dell'iconografia in rapporto al periodo, al gusto e alla devozione popolare.